Storia

La Diocesi di Sarsina

Sarsina è stata sempre una piccola Diocesi e poi troppo antica per lasciare documenti delle sue lontane origini e del suo santo protovescovo Vicinio, vissuto probabilmente nel corso del IV secolo. Francesco Lanzoni, nella sua opera Le Diocesi antiche d’Italia esprime dei dubbi anche sui nomi dei primi successori di S. Vicinio, che considera troppo pieni di significati allusivi: Fausto, Probo, Adeodato, Felice, Giusto, Donato, Fortunato.

La vita dei cristiani di Sarsina deve essersi svolta fervorosa e discreta, attorno alla sua cattedrale che è il più importante monumento e il più eloquente documento di quei secoli muti, riportata al primitivo splendore per impulso del vescovo Carlo Bandini (1953-1976).

Più tardi i vescovi di Sarsina divennero anche signori feudali, con la disposizione di Federico II che concesse al vescovo Alberico il dominio temporale su 73 castelli della contea di Bobbio (novembre 1220). Ne saranno derivati benefici, ma certo anche dolorose conseguenze: nelle lotte seguite per il predominio, il vescovo Guido (1265-1266) fu coinvolto e da nobili ribelli fu ucciso e “lampeggiato” sulla piazza. La Rev. Camera Apostolica di Ravenna lo vendicò occupando, con le armi, alcuni castelli che conservò in suo potere finché poté.

Anche se per breve tempo, subì la consuetudine, non encomiabile, del vescovo commendatario: nella cronotassi dei vescovi, tra il 1530 e il 1534, è nominato il card. Pompeo Colonna. Era vescovo Lelio Garuffi, consacrato l’11-12-1530, che governò la Diocesi fino alla morte (1580). Come sia stato il sistema di coamministrazione è difficile stabilire.

Era il periodo della riforma e della controriforma tridentina: avvenimenti di grande importanza nella vita della Chiesa universale: molto meno in quel di Sarsina. Mons. Garuffi, quasi cieco, non avrà potuto partecipare al grande Concilio di Trento. Furono però iniziate le Visite Apostoliche e Pastorali volute da quel Concilio: ne rimangono, in archivio, le relazioni.

Dal 1581 al 1600 fu vescovo Angelo Peruzzi che non limitò la sua missione a Sarsina, ma la svolse, come Visitatore Apostolico, in Piemonte, in Toscana e altrove.

Una conseguenza, anche se ritardata, non piacevole e non prevedibile della disposizione di Federico II, nel 1220, è la
vicenda di mons. Nicola Brauzzi (1602-1632). Avendo egli, forse, insistito eccessivamente nel sostenere i suoi diritti, che lo
esoneravano da ogni gravame verso la Sede Apostolica, fu rinchiuso, per molti anni, in Castel Sant’Angelo, da Paolo V. Avvenimento grave, per Sarsina; non se ne trova traccia negli schedari dell’Archivio Vaticano.

Il Concilio di Trento ha promosso anche l’istituzione dei seminari. A Sarsina fu istituito nel 1643, da mons. Carlo Bovio. Centro di formazione per i sacerdoti che hanno curato e amato la popolazione e anche per quanti, compiuti gli studi in seminario, hanno preso altre vie. Per lungo tempo, gran parte dei professionisti della zona avevano ricevuto lì la loro prima formazione; e non invano.

A cavallo tra il secolo XVIII e XIX, l’era napoleonica scuote il mondo e la Chiesa.

Due papi, entrambi di Cesena, sono portati, prigionieri, in Francia. C’è chi crede che siano gli ultimi papi. Silenziosamente, anche il vescovo di Sarsina, mons. Nicola Casali, pure di Cesena, sequestrato, è rinchiuso a Forte Urbano (ottobre 1787). C’è chi spera che sia l’ultimo vescovo di Sarsina. Ritorna; ma gli impongono il risarcimento delle spese per la prigionia. Su di lui l’ombra di Pio VI e Pio VII, prigionieri in Francia.

Ultimamente, dati i rapidi mutamenti sociali, era inevitabile, se pur dolorosa, una radicale ristrutturazione: la Diocesi di Sarsina nel 1986 è stata unita a quella di Cesena.

La Diocesi di Cesena

Riesce difficile, per mancanza di documentazione adeguata, stabilire quando il Cristianesimo è giunto a Cesena; tuttavia, per quanto riguarda la costituzione della Diocesi, anche seguendo le indicazioni dell’autorevole storico Francesco Lanzoni, possiamo farla risalire tra la fine del V e gli inizi del VI secolo.

Nel frattempo la Cesena “romana” si era trasferita sul monte Garampo: qui con la rocca medioevale e la cattedrale dedicata a S. Giovanni Battista. Dagli ultimi decenni del primo millennio è giunto fino a noi e rimane come segno fecondo il servizio episcopale di s. Mauro, di cui abbiamo notizie grazie a s. Pier Damiani. A s. Mauro è idealmente legata la nascita del monastero benedettino del Monte. Da allora Santa Maria del Monte è il santuario mariano di tutte le genti della Romagna: viva testimonianza è la raccolta degli ex voto che ripetono come ogni generazione abbia invocato il patrocinio della Madre di Dio. Il diffondersi del Cristianesimo attorno a Cesena è scandito dal sorgere delle pievi che ancora oggi costituiscono i centri vitali di tante comunità cristiane che vivono nel contesto rurale. Col rifiorire, in tutta Europa, delle città, dopo il primo millennio, Cesena riprende vita ai piedi del monte Garampo; è il tempo della prima venuta dei Francescani il cui convento conoscerà poi i grandi sviluppi del periodo malatestiano a metà del sec. XV, quando Malatesta Novello vorrà la stupenda biblioteca, grande segno di una cultura a servizio di una comunità che fonda le sue radici nella fede cristiana. Dopo il sacco dei Bretoni, Cesena viene ricostruita a valle; nel 1378 papa Urbano VI autorizza la costruzione della nuova Cattedrale, l’attuale, che dopo i recenti restauri promossi dal Vescovo Augusto Gianfranceschi, è tornata ad esprimere felicemente l’intreccio di stile romanico-gotico che la caratterizza. Nel frattempo nuovi ordini religiosi promuovono la vita cristiana, la cultura ed anche il nuovo assetto architettonico. Mentre l’Europa conosce i tempi duri delle grandi controversie religiose e il peso di una inquinante mondanizzazione, Cesena avverte un forte richiamo alla Madonna: nasce la venerazione all’immagine della Madonna del Popolo che nel 1599 è proclamata Patrona della Diocesi. Pio VI di ritorno da Vienna, il 3 giugno 1782, la incoronò; nel suo recente viaggio apostolico in Romagna, nel 1986, anche Giovanni Paolo II ha sostato in preghiera davanti a Lei.

Frutto del Concilio di Trento è la fondazione del seminario. Il vescovo Odoardo Gualandi vi pose mano già nel 1569: sorse in un edificio adiacente alla cattedrale, in tempi recenti è stato trasferito nella prima periferia della città e intitolato a Papa Giovanni XXIII

Agli inizi del secolo Cesena cattolica ha promosso un notevole movimento di rinnovamento religioso e sociale; i nomi di Mons. G. Ravaglia, dell’Avv. E. Cacciaguerra e del Vescovo G. Cazzani ricorrono nella storia più vasta del Movimento Cattolico in Italia. Significativa e riconosciuta l’opera della Chiesa cesenate (come del resto di Sarsina e di altre Chiese della Regione) durante i gravi momenti della Resistenza.

La storia dell’A.C., ieri e ancora di nuovo oggi, dei diversi Movimenti e Associazioni (Comunione e Liberazione, l’AGESCI, i Focolarini ed altri) s’intreccia con le attese del Concilio Ecumenico Vaticano II e con la sua attuazione.

Al momento della sua unione con Sarsina la Diocesi di Cesena contava 100 parrocchie con un totale di 142.900 abitanti.

Il 18 novembre 1995 S. E. Mons. Lino Garavaglia ha indetto il I Sinodo della Diocesi di Cesena-Sarsina che si è concluso solennemente l’8 dicembre 1998.

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